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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI
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Un saluto… Direttore…

Oggi una notizia che davvero nessuno vuole sentire…. oggi purtroppo il Direttore non c’è più. 

A Lui anche io (come molti qui sull’isola) devo la mia passione per il giornalismo, per lo scrivere, per la foto-comitato-mobilita2notizia, per la verità… e di questo l’ho sempre ringraziato.

Aggiungo il link al blog di massimo, che ha davvero scritto un bel post.

Mancherà a tutti davvero.

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Rivelazioni sempre più sconcertanti…

Sonny Bono fu ucciso: a dirlo  l’ex Fbi

Sonny Bono, ex marito e compagno artistico di Cher, non sarebbe deceduto a seguito di un incidente sciistico, come si è creduto fino a oggi, ma a causa di un complotto ordito da altissimi ufficiali dei servizi segreti americani. Ad affermarlo è Ted Gunderson, ex agente FBI, che in un’intervista al tabloid americano “Globe” ha raccontato la sua versione dei fatti: l’ex cantante sarebbe stato ucciso su commissione.

I fatti risalgono al gennaio 1998. Bono, 62 anni, scompare dalle piste di sci di Heavenly, in Nevada, dove stava passando la giornata. Dopo due ore di ricerche il suo corpo viene ritrovato senza vita. Le indagini dell’epoca spiegano che il cantante sarebbe morto schiantandosi contro un albero. “E’ ridicolo sostenere, oggi, questa tesi” ha dichiarato Gunderson. “Nel referto dell’autopsia non c’è nulla che lasci pensare a un incidente. Viceversa, molti elementi fanno pensare ad un omicidio”.L’ex agente dell’FBI ha passato gli ultimi dieci anni a investigare sulla morte dell’ex cantante passato poi alla politica. Le sue conclusioni svelano un retroscena inquietante. Secondo Gunderson, alcuni alti ufficiali americani immischiati in un traffico internazionale di droga e armi scoprirono che Bono era a conoscenza dei loro crimini e ne ordinarono l’uccisione. Un vero e proprio omicidio su commissione, che fino a oggi sarebbe rimasto impunito.
L’ex marito di Cher, uno sciatore esperto, sarebbe caduto in un’imboscata sulle piste del Nevada. Bono sarebbe stato picchiato a sangue da alcuni sicari che poi avrebbero messo in scena l’incidente. Sulle basi delle sue conclusioni, Gunderson ha chiesto alle autorità la riapertura delle indagini.

La morte corre sulla QWERTY (o si esagera?)

Troppo sedimentari (secondo gli studiosi), poca attività fisica, insonnia … che quadro desolante per i blogger… ma forse sono i soliti iperbolisti americani?

NEW YORK – La morte arriva col blog: lo stress di tenere aggiornato 24 ore su 24 un diario online combinato con l’assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare e malsana, sono un cocktail potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web. Due settimane fa a Fort Lauderdale (Florida) è stato celebrato il funerale di Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici morto improvvisamente di infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger suo amico, Marc Orhant, era finito sottoterra per un esteso blocco alle coronarie. Un terzo, Om Malik, ha avuto un infarto negli stessi giorni ma ce l’ha fatta: ha appena 41 anni.

Sono casi isolati o la punta di un iceberg? Se lo è chiesto domenica il New York Times raccogliendo le lamentele di altri «diaristi» della rete che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera: tutti disturbi, se non proprio malattie, attribuite allo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop in cui la concorrenza è spesso feroce. Alcuni di quelli che erano nati come diari online sono in effetti diventati negli ultimi anni veri e propri produttori di informazione che fanno concorrenza ai media tradizionali sul fronte della pubblicità. La pressione è enorme soprattutto per i free lance, navigatori della rete pagati spesso neanche dieci dollari a pezzo, ma anche chi sui blog ha costruito una fortuna ha motivo di preoccuparsi.

«Non sono ancora morto, ma presto finirò in ospedale con l’esaurimento nervoso», ha detto Michael Arrington, fondatore e direttore di TechCrunch, un popolare blog sulle nuove tecnologie che rastrella milioni di dollari in pubblicità. Arrington, che è ingrassato di 15 chili in tre anni, ha attribuito allo stress da blog il fatto che ora soffre gravemente di insonnia: «Sono arrivato a un punto di rottura». Non è da oggi che i blogger denunciano pubblicamente contraccolpi fisici del loro mestiere: è un leit motiv dei diaristi online lamentarsi della fatica perennemente in agguato per chi passa buona parte della giornata e spesso della notte a smanettare sul computer a caccia di informazione.

Molti blogger sono pagati a pezzo, altri a numero di lettori, in una gerarchia retributiva che ripaga lo scoop anche se appena di pochi minuti. La velocità in questi casi è tutto: «Non c’è una volta, neanche quando dormi, che non ti viene l’ansia di avere preso un buco», ha detto Addington al New York Times. Tanto i blogger sono consapevoli dei rischi del mestiere che alcuni di loro hanno preso a scambiarsi consigli su come farvi fronte. Un mese fa su Problogger.com l’australiano Darren Rowse, che contribuisce a una ventina di blog oltre ai due da lui curati, ha offerto ai suoi lettori un piccolo manuale di sopravvivenza: tra i consigli, quello di «tagliare le catene della scrivania» e «tornare a buttar giù idee su taccuini di carta».