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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI
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Ischia e l’autoreferenzialità che schiaccia

IMG_20141127_081659Aver avuto la fortuna di aver ereditato una strada già spianata da chi davvero si è prodigato per costruire una determinata immagine dell’isola, non è sinonimo di “inerzia” e non comporta il “dormire sugli allori” (che mi sembra si siano estinti, nella loro sub specie ischitana, circa 40 anni fa).

Se a dirlo sono persone “altre” non isolane, allora va bene, si incassa il colpo, alcune elité iniziano a starnazzare e farsi paladini del rinnovo.

Se a dirlo sono isolani, si hanno interessi dietro o è solo malumore.

Ma siamo nel 2014, quasi 2015. Abbiamo connessioni ed interconnessioni a portata di mano sempre. In poche schermate possiamo entrare in contatto con l’latra parte del mondo e renderci conto dell’andamento di alcune tendenze globali, possiamo scovare particolarità, studiare e comprendere in anticipo coem saranno le mode future in ambito turistico… insomma ognuno di noi può giocare la propria carta, mettere in pratica il proprio talento.

Si può fare, per dirla alla Gene Wilder. Basta volerlo e crederci.

Certo, ci si ritrova soli perchè non si hanno molti “temerari” che decidono di esporsi, di cercare di portare avanti azioni che possano andare verso un che di positivo.

Diciamocela tutta: Ischia ha una autoreferenzailità che la sta schiacciando. Non che non abbia le qualità o le carte giuste, ma è una autoreferenzialità troppo spesso altezzosa, che crea distacco, disincanto e scoraggia la partecipazione collettiva.

I piccoli “inner circle” sono sempre più evidenti passeggiando qua e là tra i comuni isolani. Piccoli, miopi circoli specialisti autoproclamati che, in fin dei conti, allontanano dalla scena chi magari avrebbe qualcosa da dire. Non c’è niente da fare, siamo (sono) sempre più provinciali.

Non è puntando il dito che si cresce, non è creando piccoli spot che si va avanti. Bisogna trovare quell’HUB sulla via meno battuta  (cit.). Se si è volenterosi, si può essere quell’HUB per chi vuole far qualcosa ma non ci riesce.

Non è affatto difficile, ma ci vuole pazienza, concretezza, volontà e la capacità di trovare almeno una persona che condivida l’idea e ne compensi le parti mancanti.

In anni di conferenze e di studi, uno degli aspetti che fa da comune denominatore quando si parla di Ischia e della sua immagine è l’ottica interna e chiusa che si assume. Si guarda solo all’interno. Certo, bisogna conoscere ed amare il territorio sotto ogni suo aspetto per essere poi in grado di stabilirsi sul mercato del mondo. Ma c’è bisogno anche di guardare oltre il proprio naso.

Elementare “benchmarking”: Metodo di esame comparativo tra i risultati di un’azienda e quelli delle imprese in migliore posizione. Uno stato dell’arte comparato.

Che potrebbe portare alla composizione di un elementarissimo “blueprint territoriale”.

Solo chi conosce bene le potenzialità di un luogo, può compararle con l’esterno e comprendere le curve di andamento.

Strumenti elementari per chi mastica un po’ di marketing, la cui realizzazione, però, comporta l’impiego di veri studiosi sensienti (non improvvisati appassionati della domenica).

E si dovrebbe iniziare a coltivare le idee che si hanno, a condividerle e farle crescere. Gli eventi spot, di vetrina, di passerella anzi, non servono se poi non si ha una continuità, una traccia. Un calpestio sommesso che possa far da guida.

Guardiamo oltre, ma non per criticare o per invidia. Guardiamo per andare avanti, per cercare di comprendere i segreti di chi si è posizionato meglio di noi nel ranking turistico (e non solo) e cerchiamo di modellare possibili soluzioni al profilo unico della nostra isola.

Comparare, analizzare, elaborare.

Ma forse, dal torpore, non ci si vuol svegliare, si vuole restare così, arroccati nelle proprie roccaforti erose dagli agenti atmosferici, quell’elemento di sfida e di motivazione che  forse manca.

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Ritmi

Abbassare o alzare i ritmi. Non si parla mai di tenerli costanti. E’ quella la parte più difficile e complessa. Anche perché non dipende mai da te, ma deriva tutto da una commistione di eventi, di occasioni, di aspettative da concretizzare.

E’ così che poi si cerca in ogni cosa un aspetto di sé, una sfaccettatura “utilizzabile”.

E si vive la propria terra in modo diverso, con i propri ritmi e i propri occhi.

[foto Mena Del Deo]

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Riconoscere i punti di vista

Avete presente il film di Sherlock Holmes con Robert Downey Jr e Jude Law con quelle scene dai tempi dilatati con la voce fuori campo che spiega tutte le cause/effetto e poi la scena si velocizza e accade esattamente ciò che è stato “predetto”?????? (ecco il link)

Bene, quello è un aspetto da non sottovalutare e da studiare: osservare attentamente ciò che abbiamo davanti, sia esso una persona, un territorio o un fenomeno è il passo fondamentale da compiere se si vuol anche minimamente trattare un argomento.

Partendo dallo spunto offerto dal film, tale teoria si può applicare (se si ha la sensibilità ed il tempo) a tutto ciò che ci circonda e si può arrivare, così, a riconoscere i comportamenti, le tendenze e i punti di vista che gravitano attorno ad un determinato centro di interesse. Conoscerli al punto di predirli con una precisione quasi matematica.

Dire che Ischia è un’isola che vive di turismo è un po’ come ripetere una nozione nota e stantia, una eco nelle orecchie che quasi assorda. Ed è questo il punto: calati in una realtà forse troppo satura, non si riesce più ad avere chiara nella mente la vocazione turistica da difendere ed incentivare.

Non si vive di rendita, di seminato o di gloria passata…. sono tutti aspetti purtroppo “de-caduti” svaniti, su cui non si può contare per una politica portata avanti negli anni assolutamente scellerata e sregolata. Ischia è la cartina tornasole di molti fenomeni internazionali, ma abbiamo toccato con mano come sia stata rapida la caduta e la svendita.

L’umiltà e la voglia di ascoltare sono doti che non appartengono a tutti, ma che sono fondamentali.

E qui ritorna il discorso di prima, il riconoscere i trend per anticiparli, creare un servizi per un bisogno che esploderà a breve, essere accoglienti ed accattivanti agli occhi del mondo.

E’ qui che interviene il cambio di metodologia, il rovesciare i punti di vista senza perdere l’obiettivo. Ricordate la campagna pubblicitaria della città di New York diventata subito virale “I ❤ NY” ?? Beh, io amo NY o qualsivoglia città, un souvenir che tutti hanno in casa (impresso su magliette e oggettistica), una campagna riuscita che fa pensare: io amo una città, la dovrei rispettare … parla direttamente al cuore del turista o del residente che si appresta a “vivere” quel luogo.

Sempre dall’America arriva, ora, un cambio di tendenza, che parla ora agli operatori di settore e ai residenti, ma che fa sentire gli ospiti al centro delle attenzioni, coccolati e beneaccetti: “NY ❤ ‘s ME”  New York mi ama (forzatura linguistica).

the place loves meUna dichiarazione di amore che parte da un territorio e che sottende un cambio di mentalità: è il territorio ad amare, a mostrarsi curato, pulito, accogliente, ricco di servizi funzionali ideati su misura per il turista o residente.

E’ la dinamicità della mente che manca, il cambio di prospettiva e la voglia di agire da troppo tempo messe in standby per chissà quale paura.

Ischia ha bisogno di smuoversi, di andare avanti e mettersi in gioco.

Perchè un’isola come la nostra deve restarsene ferma al palo, in balia di pochi che ne decidono le sorti?

Darsi da fare non è un salto nel buio, è vivere.

Lasciarsi incuriosire dai travel blogger

946606_527538833967479_1241496026_nInternet sempre più alla mano (smartphone e tablet sono gli oggetti che non mancano mai nelle valigie e nelle borse di tutti, siano essi viaggiatori o no) permette una condivisione di esperienze unica e rapida.

Un “on the road” continuo che porta alla condivisione di sentimenti ed emozioni che magari di persona non vengono nemmeno nominate. La tastiera aiuta a mettere nero su bianco alcune sensazioni vissute, sensazioni ceh riescono a colpire il lettore e creare un legame.

Questa la chiave di volta (almeno è una delle tante) dei travel blogger, persone che viaggiano e durante il viaggio condividono non solo ciò che fanno, ma anche e specialmente l’esperienza vissuta. Un racconto vero e sincero, supportato anche da alcune foto, che stuzzicano nel lettore la voglia di viaggiare, di rivivere quelle emozioni sulla propria pelle.

Ad esempio leggere “I’m On a Boat, Off the Island of Ischia Italy” stimola da subito, nei soggetti predisposti, la curiosità di visitare quel luogo o almeno di cercare altre notizie su Ischia. Le foto postate e il racconto della giornata in barca trascorsa dalla protagonista sono semplici e diretti, uno spaccato della propria vita, con amici, familiari (c’è anche un bimbo piccolissimo) e la convidisione delle proprie abitudini che rendono il racconto molto veritiero ed affidabile.

 

La promozione passa dal qwerty, prepotentemente.