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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Aeroplanini di carta – mostra evento da vivere in prima persona

Sì, ok, non ho mai saputo comporre un titolo accattivante (storico il mio articolo “Cip,Cip, che freddo!” ) ma è un “titolo esperenziale – emozionale”. Capita sempre più di rado poter andare a mostre o ad eventi che ti lasciano qualcosa dentro, o che ti fanno vivere quell’esperienza in più che solo un contatto emozionale può dare,

“Aeroplanini di carta” è un po’ questo. Certo, sono esperienze che possono essere comprese e vissute da poche persone, e condivise con pochissimi.

Molti i presenti che comprendevano la mostra (di questi non tutti nel pieno, ma è il bello delle mostre) – molti quelli che non hanno vissuto in prima persona quel tratto di storia e quei protagonisti (ma è il bello anche questo).

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Le mostre servono a questo, a rendere noto agli altri ciò che di grande è stato fatto, a non far perdere la traccia del solco tracciato con amore in vita. Arte, quadri, sculture e articoli, tanti articoli, fotomontaggi, titoli, copertine…. una vita non di una persona, non di due persone, di due fratelli, ma dell’intera isola intera ed oltre.

Conoscere, entrare ad una mostra e lasciarsi circondare dai significati. Sfogliare la storia dell’isola, rintracciare curiosità… avere l’opportunità di voltarsi, guardare indietro e riconoscere un percorso svolto con le persone che hanno saputo farti coltivare la passione che hai dentro dandoti uno spazio e una scintilla. Siamo in pochi.

Famiglie, anzi storie di famiglie che si intrecciano in amicizie generazionali, spezzoni di vita trascorsi insieme.

E si continua a scrivere quel romanzo meraviglioso che è la vita

Viaggiare dopo il lungo ponte

ankhoOggi, in viaggio, ho fatto una riflessione… io mi ritrovo a viaggiare sempre, che sia prefestivo, festivo e postfestivo… insomma l’umanità la vedo tutta, in ogni stagione dell’anno (coi calzettoni o con le infradito, per intenderci) e mi ritrovo mio malgrado ad ascoltare i discorsi che i passeggeri come me fanno in fila per l’imbarco, durante il viaggio ed in fila per lo sbarco. Non è che sia un gran sentire, ma viaggiando si riesce ad avere “il polso” della situazione, non farebbe male a chi di dovere vivere un’esperienza del genere… le persone in quei momenti si sentono libere di parlare, di dire al propria senza stupide paure di chissàchecosa.

Oggi era il primo giorno dopo il lungo ponte del 2 giugno, il day after le mille polemiche e lamentele, le code per gli imbarchi chilometriche, i malumori e le corse sovraprezzate, le persone costrette a restare un giorno in più sull’isola e così via.

Viaggio in orari da pendolare, di vista ci si conosce un po’ tutti. Di prerogativa io difficilmente faccio gruppo, ma in quasi 10 anni di pedolarismo, va da sé che ci si riconosce. Comunque oggi tra i trend del momento c’era #ponte2giugno #aliscafipieni #servizicarenti

Sì, per fare un post lontanemente in stile “Gazebo”, questa era la top 3 delle chiacchiere da traversata.

Ed è stato un continuo sentire di persone che si meravigliavano della disorganizzazione, dei servizi esosi e non proporzionali al loro costo, della condizione in cui si è costretti a viaggiare. Diciamo che all’andata verso la terraferma l’argomento era questo, sottolineando i disservizi (definiti mirati) di una compagnia che hanno giovato ad un’altra compagnia.

Per il viaggio di ritorno, la musica cambia e l’argomento diventa #modernizziamolefile #bigliettoelettronico #perchèpagaresemestralmente10euro  c’è la volontà di professionisti del settore di svolgere gratuitamente un servizio per migliorare le condizioni di noi viaggiatori, rivendicando diritti ad una sana mobilità e ad un trattamento da esseri umani.

Insomma, viaggiare dopo i long week.end tumultuosi rende le chiaccheire da traversata più interessanti degli altri giorni.

 

Urlo

Ho appena finito di vedere Urlo, un film stupendo con un cast dii tutto rispetto. L’alternanza di animazioni e riprese dal vivo, del colore e del bianco e nero mi hanno catturata. Un’esperienza di visione unica. E ho scoperto un poeta formidabile.

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Someone like you

Si pensa troppo o troppo poco. Se riusciamo a star due minuti da soli il cervello inizia a pensare e ripensare, rimurginare su cio’ che ha fatto, ha detto, avrebbe voluto dire, dira’.
Una lotta interiore che porta sempre verso una deriva pessimistica. A me capita di pensare anche riguardo a nulla e poi di ritrovarmi a pensare a futuri impossibili o lontani.

La mente umana e’ strana. La mia lo e’ decisamente
Someone like you

Somebody that

C’e’ il motivetto ipnotico di Gotye Somebody I used to know che mi suona in testa da questa mattina. E credo non smettera’. Il testo mi fa riflettere e non sulla relazione tra persone, ma in chiave “egoistica” cioe’ il cambio che inevitabilmente si ha quando ci si trova davanti scelte difficili ed obbligate.  
La strada che abbiamo davanti si forma seguendo i battiti del nostro cuore. 
Io la sto costruendo e seguendo.   Contenta delle persone che ho di fianco e della persona che mi tiene per mano nella sua scatola blue.

Metalogo

Un metalogo e’ una conversazione su un argomento problematico.  
Ok, allora posso affermare che ultimamente parlo solo in o con metaloghi, ciò sottolinea la mia complessa condizione mentale. 
Credo sia d’obbligo una considerazione: e’ inutile cercare di restare lì aggrappati ad una idea che spesso si e’ idealizzata. 
Un mesetto fa ho ripreso il mio spazio blog come inevitabile risposta ad un necessario bisogno di scrivere che altrove non posso e non mi e’ dato soddisfare. 
E mi sonoo ritrovata su una strada a piu’ corsi e molteplici incroci.  
Ho imboccato una strada, poi un’altra, ho fatto inversione, retromarcia e ho anche acceso le quattro frecce. 
Le ho provate tutte per poter dire quale sì e quale no.    Tutte strade con un unico significato, con un unico risvolto. 
Strade che mi hanno portato a riscoprire la mia inclinazione naturale, pur sempre asociale e sociopaticamente nerd. Mettere in discussione sé stessi, nessuno lo fa appieno, credendoci. Molti dicono di farlo ma non e’ vero. 
Io mi metto in gioco, non e’ mio uso nascondermi dietro a qualcuno o qualcosa. 
E questa scelta premia se si ha la fortuna di ritrovarsi con persone simili e che hanno la pazienza di comprenderti. 
La fragilita’ e la sottigliezza del ghiaccio sul quale pattino continua ad essere a livelli molto alti. Ma, come per ogni cosa, basta la volontà e la spinta propria a superare gli ostacoli.

Rimettersi in gioco significa questo. 

Sono tornata per restare anche se stando da soli ci si sente a volte “stupidi”.

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Fisso

Si cambia, si modifica, si crede di cambiare, si stravolge, si ricostruisce… la vita e’ così, si diverte a porti domande e a farti trovare in situazioni particolari. E poi ti abbandona in un insieme di correnti che ti trascinano via. Ma una cosa non cambiera’ mai. Per chi si ama si e’ sempre lì disponibili.