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Festa a mare agli scogli di Sant’Anna – 2017 ALBUM

Sant’Anna, 85ma edizione. Un sunto per immagini. Ultima serata. Mie.

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Conti e resoconti

 

imgIl 2015 è stato un anno molto ricco di eventi per me e per il mio blog. Lo scorso ottobre ho deciso di iniziare un “diario del pendolare” per raccontare il mio decimo anno da pendolare del golfo di Napoli. Una esperienza che, essendo stata poi all’estero per un mese, ho deciso di prolungare fino alla chiusura dell’anno solare.

Il mio “diario di un pendolare” ha raccontato in un modo diverso, a volte lungo e dettagliato e a volte breve e frammentario, il grande mondo dei pendolari isolani, tra aliscafi e traghetti, tra mare mosso e sole cocente, aria condizionata freddissima e file interminabili. Ho raccontato, senza clamori, ciò che avviene quotidianamente quando si viaggia da e per la nostra isola, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Ho testimoniato con una foto sempre “live” ciò che accadeva. Un diario come si rispetti, credo, che ha tracciato un po’ le linee del comparto dei trasporti marittimi visto da un “civile”.

Dopo un anno, il mio traguardo è stato raggiunto. No, non l’ho fatto per cercare gloria o per avere riconoscimenti, per poi produrre qualcosa oltre il blog o altro, l’ho fatto per segnare l’importante traguardo dei 10 anni in mare.

Di certo è stato un progetto lungo, articolato, in cui ho cercato di mantenere sempre la necessaria continuità. Sono contenta di aver concluso bene, di aver avuto anche un po’ di seguito, di essere stata intervistata per la prima volta nella mia vita (ed è stato per un mio progetto!!!), di essere entrata in contatto con la community dei pendolari italiani, fatta di tante persone che vivono in prima persona “l’esperienza del viaggio quotidiano” e di tante altre cose.

Ora il “diario di un pendolare” cambia, perderà il suo doppio post quotidiano, ma racconterà in foto o con un breve testo, con una data precisa a far da titolo, l’emozione del momento o l’episodio del momento.

“Diario di un pendolare” è uno dei miei progetti, per me, più riusciti. Ora ne nasce uno nuovo che, di sicuro, subirà modifiche in corso d’opera per raggiugnere una forma ottimale.

Intanto sulla terraferma porto avanti anche la splendida “Officina Sant’Anna” con tanta storia, tante emozioni e tanti ricordi della mia isola, anzi dell’isola di tutti.

Grazie.

Maria

Ognuno ha bisogno della propria “Officina”

 

Abbiamo tutti bisogno dei propri spazi, abbiamo tutti bisogno di riuscire ad esprimerci nel migliore dei modi. Partire da sé, dalle proprie passioni e da ciò che si conosce. Sono partita dall’isola, ormai più di dieci anni fa e continuo nel solco tracciato, con le dovute innovazioni. Mi rendo conto, faccio parte di una scuola diversa. Sono fortunata.

E lo sono ancor di più perchè ho trovato tanti amici e tante persone che credono in me e ripongono tanta fiduci in ciò che faccio. Questa è un passione difficile da spiegare, non credo vi siano parole adatte, appiattirebbero ciò che in realtà conta per ognuno in modo diverso e sempre nuovo.

Officina Sant’Anna è una utopia, un laboratorio di tradizioni, un circolo di amici che cerca di trasmettere al prossimo le proprie memorie, i ricordi di un tempo che fu, della società nostrana e delle famiglie, della concezione stessa del territorio e di come raccontarlo a se stessi e agli altri.

E la voglia di condivisione non è solo mia, è di tutti: ognuno pronto ad aprire il proprio cuore ai ricordi legati alla Festa cardine delle estati isolane e non solo.

L’amore per la Festa non si crea: o si ha o non si ha.

Ma se l’hai nel DNA non puoi non cercare di condividerne il più possibile per farla comprendere appieno a tutti.

Officina Sant’Anna, grazie a tutti i miei amici, quelli storici e quelli nuovi. Grazie.

E a fine mese si riprende. Pronti?

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Siviglia day #37

Iniziamo dalla fine: sono a casa sulla mia isola. Sì, ho terminato il mio fortunato periodo all’estero propro oggi, in una lunga giornata di viaggi e spostamenti.

Per chiudere la valigia e sistemare tutto sono andata a dormire tardi e la sveglia era puntata alle 5.00 – colazione volante e via a piedi alla stazione di Santa Justa per attendere l’autobus diretto all’aeroporto.

Dopo un po’ di attesa è arrivato e per 4.00 mi ha condotta comodamente a destinazione.

Pur esserndo presto (ero in aeroporto alle 7.00) ho fatto subito il check-in e sono passata alla sezione gate.

L’aeroporto è piccolo, con pochi svaghi e negozi ancora chiusi per l’orario. Ancora un po’ di attesa e dopo un lasso di tempo non breve mi sono imbarcata al gate 4 (vi erano tantissimi passeggeri ed anche parte del team Kawasaki diretto a Valencia per il motogp)

Volo comodo e arrivo  a  Barcellona con un po’ di ritardo: avevo poi solo 45 minuti per il volo successivo e ho corso lungo l’intero terminal per “imbroccare” il gate b-35 e salire. A bordo vi erano tantissimi passeggeri, cappelliere tutte piene e l’hostes che mi ha concesso di tenere lo zaino tra i piedi.

Due ore di volo tranquillo, arrivo a Napoli e attesa per i bagagli. Durante l’attesa non pochi poliziotti in borghese gironzolavano tra noi e all’arrivo dei bagagi hanno fermato per verifiche un po’ di uomini.

Uscita dal terminal ho scoperto la fermata dell’alibus ravvicinata. Un po’ di fila ed ero a bordo.

Sono riuscita a prendere l’aliscafo delle 14.45 della Caremar e a scambiare due battute con il bigliettaio che non mi vedeva da un po’. Gentilissimo come sempre.

Il io rientro a casa? Beh, il cane felicissimo forse più dei biscottini che gli ho comprato che di rivedermi (scherzo, non si allontana un attimo da me) e i miei contentissimi.

Ho disfatto l’enorme valigia e lo zaino iperpieno. Sistemato le cose. Mangiato una lasagna sublime e un applecrumble da urlo.

Sono a casa. Sì.

Siviglia day #36

Ci siamo, ultimo giorno in città. La mattina l’ho trascorsa cercando di ripercorrere quanta piú strada avessi fatto, per assaporare gli ultimi paesaggi. Ho trascorso molto tempo nella mia amata Plaza DeEspana.
Al pomeriggio sono passata in ateneo per sbrigare delle faccende burocratiche relative alla mia partenza e per salutare il prezioso prof. Monteagudo, gentile, cordiale, disponibile e di aiuto.
Un soggiorno interessante il mio, in cui ho alternato ricerca e studio alla ricerca dei luoghi. Del territorio. E ho scoperto una città niente male, davvero.
La serata é stata lunga e ho l’incubo di avere la valigia di peso eccedente… speriamo bene!!!

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Siviglia day #35

La giornata è iniziata con la sveglia puntata ben prima dell’alba, una corsa alla stazione dei treni e un viaggio in dormiveglia verso Cadice.

Beh, la cittadina è totalmente sul mare, è come un grande quartiere portuale da diporto, una penisola stretta esposta a venti e onde. Una meta prettamente estiva. Quindi non andate come me ad ottobre, troverete bar chiusi, ristoranti chiusi, musei aperti solo in alcuni giorni della settimana…

Tutta, a piedi, con alcune soste, la si percorre in circa 2 ore e 30 minuti, quindi potete anche scegliere di passarvi mezza giornata per una puntativa veloce. Cosa che ho fatto, cambiando il biglietto di ritorno e rentrando a Siviglia 5 ore prima del previsto.

I castelli, le chiese e il resto sono belli, ma forse parto da paragoni diversi e sinceramente non vi ho visto, in inverno, questa grande imperiosità di Cadiz.

Vale comunque la pena di andarci se siete in zona.

Al mio rientro, dopo un attimo di riposo, sono scesa a fare un giro in centro, nel mio penultimo giorno a Siviglia.

Siviglia day #34

Ultimo lunedì sivigliano (per ora) e ce l’ho fatta. Nonostante la pioggia, sono riuscita ad andare a Plaza de Toros ed usufruire della visita gratuita.

Una guida gentilissima ha spiegato le varie immagini e i vari ambienti sia in spagnolo che in inglese, fornendomi così una doppia comprensione.

L’arena è bella da un punto di vista architettonico e storico, di meno se si pensa all’aspetto animalistico e se poi entri nel museo e vedi la celebrazione delle uccisioni dei tori, ma sono tradizioni e, diciamo che sapevo ovviamente a cosa andavo incontro. Un ambiente comunque molto bello, interessante da un punto di vista atropologico e di comunicazione, con i gesti, i riti e le credenze miste alla tecnica. Bella esperienza.

Al mattino, nonostante la pioggia ero riuscita a far due passi e a far la spesa (cosa buona e giusta).