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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Discorsi

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C’è una constatazione che spesso si fa e che poi non viene mai ascoltata. Anzi ha l’effetto opposto. Con la facilità di contatto e l’azzeramento dei gradi di separazione la maggior parte degli internauti ha iniziato a praticare la disciplina che chiameremo “puntare il dito”.

Sport che non conosce fasce d’età, praticabile con ogni condizioni meteo, al chiuso o all’aperto. Puntare il dito è facile. Puntarlo supportando l’azione con un qualcosa di concreto, lo è meno.

Sulla nostra isola vi sono i professionisti della trasmissione televisiva “Linea Blu” per raccontare il nostro territorio. La constatazione di come è stata recepita questa notizia dal mondo del web è univoca e riassumibile in un unico avviso da rivolgere ai produttori della trasmissione: Cosa ci siete venuti a fare, l’isola è un immondezzaio, il nostro mare fa schifo, la nostra natura pure e la nostra storia è farlocca.

Ecco, questo è il comune sentire dell’isolano medio (o anche di più) e come accoglie le iniziative che promuovono il territorio intero.

Si punta il dito all’iniziativa in sé, si creano lunghe code di commenti negativi, si inaspriscono i toni, si perde di vista un po’ tutto e si attacca tutti, con effetti anche catastrofici superando di gran lunga l’ironia (qualità molto particolare)

E se l’isolano uscisse dal proprio giardino, stiracchiasse il suo collo ormai curvo sullo smartphone e guardasse più in là dei suoi piedi, cosa accadrebbe?

Vedremo un rivivere delle attività sociali? Un riprendere la fucina politica? Un rinvigorire il dialogo costruttivo tra le parti?

Chissà. Eppure, adesso, il profondo solco è questo: un solco da cui è difficile uscire e che sta scavando una separazione sempre più netta tra le parti sociali (in termini di dialogo e di costruzione di proposte)

Perché l’isolano (la maggior parte) non cerca di scuotere questo momento storico e riprendere voce in capitolo?

Contro chi si espone viene puntato il dito; si segue, spesso, la persona e non l’idea; si boccia a prescindere una qualcosa solo per seguire la massa.

Ci rendiamo conto che viviamo in un luogo unico al mondo? SVEGLIA, inutile puntare il dito, i galli sulla munnezza non servono, serve chi costruisce e quella “munnezza” la riporta ad essere “normalità”.

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Life is bigger…. on the inside

 

iHo atteso un po’, forse troppo, per scrivere questo post. Volevo fare una considerazione sui miei 30 anni, o meglio sul mio 30esimo anno.

E’ stato un anno particolare, diverso. Ho preso parte a nuovo progetti, altri sono finiti, altri dovevano iniziare, ma son rimasti lì in attesa, una minima parte hanno preso il largo senza di me.

Per la prima volta in vita mia ho vissuto un mese all’estero, 37 notti nella splendida città di Siviglia.

Ho avuto modo di conoscere tante persone dalle più diverse particolarità.

Mi è stato dato modo di prendere parte a progetti splendidi.

Ho nuovi amici di cui sono molto contenta. E’ stato un anno di cui non ci si può lamentare, soprattutto grazie a chi crede in me.

Ho nuove prospettive ed energie da immettere nei lavori che seguo. Ho idee da modellare nel progetto di ricerca che sto scrivendo (e che devo consegnare entro la prima metà di giugno).

La deadline che si avvicina non è altro che la punta del trampolino dal quale saltare per continuare a sognare.

Life is bigger