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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Ischia, vittima delle mode e di sé stessa

ThinkGreenLogo09Guardare sempre al vicino non va bene, come anche guardare sempre all’estero. Osservare gli altri, prendere appunti e migliorare, è un conto. Guardare gli altri e ergerli a modelli solo per denigrare la propria terra è un altro.

Ischia è la vittima preferita e sacrificale di tanti, troppi che pensano in questo modo: muovere critiche va bene, critiche sensate, pensate e costruttive. Indicare solo con il dito e creare clamore senza proporre una alternativa calibrata, possibile e realizzabile, no.

Le opinioni personali o di organizzazioni, di cui i social sono pieni, sono un insieme di denunce e indicazioni. Pochissimi sono quelli che, dopo aver denunciato o portato alla pubblica evidenza un qualcosa, spendono due righe per illustrare una propria idea concreta, o che semplicemente mettono a disposizione il proprio supporto, le proprie conoscenze e competenze per giungere ad una risoluzione unitaria.

La nostra isola soffre (da sempre) dell’immagine di sé stessa, della mancanza di una immagine unitaria e coordinata e delle aspettative dei residenti. Sono riflessioni, queste, che arrivano dopo aver letto acune news letter e scorso veloce la timeline di Facebook.

Se da una parte, non si ha più fiducia nelle pubbliche amministrazioni, dall’altro si è passati alla “moda” del sensazionalismo, dell’evidenziare ed estremizzare, del clickbait, e la maggior parte anche dei professionisti del settore “comunicazione” non pensano al riverbero che ogni “titolone” può avere e gli effetti che provoca. Col web siamo nel mondo. E “sparare” senza “raccontare” fa solo molto male. Ma questo sarebbe un discorso lungo e si scatterebbe subito nella bassa polemica visto che spesso non si comprende che fare informazione è difficile, è mostrare e raccontare senza prendere le parti, fornire gli strumenti al lettore per permettergli di comprendere al meglio la realtà che lo circorda, e non esprimere opinioni camuffate, o seguire personalismi (poi magari dedicherò un post sulla mia realtà locale).

Da un po’ di tempo c’è, nel mondo, il grande movimento della decrescita, della riscoperta del territorio, della cultura, delle tradizioni.  Insomma c’è l’affermazione dell’Educazione Ambientale (che è entrata anche a far parte dei programmi di studi delle scuole) a 360 gradi.

Ed è così che, come ogni movimento che si rispetti, anche sulla nostra isola c’è la corsa all’ECO e al BIO. Spuntano come dal nulla corsi con queste due magiche parole che, in sovrabbondanza, riempiono depliant e siti internet. Ma in che termini vengono intese?

La creazione di una offerta (bellissima) formativa inerente l’Educazione Ambientale (vissuta sotto molteplici aspetti e destinata ad un pubblico di varia età) è l’attiva che più calza alla nostra isola, che ha tantissimo da offrire su questo aspetto e che porterebbe alla formazione del cittadino consapevole della propria terra, innamorato delle sue particolarità e promotore di uno sviluppo sostenibile attraverso la cultura, la tradizione, il territorio e il grande raccoglitore del turismo.

Presupposti concreti, ma a chi sono affidati i corsi e come vengono fatti? Si cura solo un aspetto attraverso i biologi? E i formatori dove sono? Anzi, gli educatori dove sono?

La figura del formatore e/o educatore in Educazione Ambientale e Sviluppo Sostenibile è quella che dovrebbe venir richiesta nella creazione di corsi e nella composizione delle offerte. Dovrebbe, anzi, essere prevista all’interno delle amministrazioni comunali, o in una associazione isolana che comprenda tutti i comuni e gli ambiti. E’ una figura che sta assumendo nel mondo i contorni di “chiave di volta” di tutto (e la strutturazione dei padiglioni delle nazioni all’ExpoMilano dovrebbe far riflettere).

Ma non mi sembra ve ne siano di tali figure impegnate in questi sponsorizzatissimi corsi isolani. Eppure con questo titolo specifico ve ne sono 4 in Italia e 2 sono ischitane (i casi della vita).

Un commento che ho letto online mi ha fatto davvero pensare: ieri ho postato un video di alcuni delfini che nuotano felici nel mare di Ischia (mare al centro di polemiche, fognature rotte e tanto altro) e un utente ha commentato: e quale è la novità?

Ecco, siamo impermeabili al bello o non si capisce la portata delle cose che ci avvengono attorno? C’è bisogno di una educazione mirata, di una spiegazione completa. C’è bisogno di sensibilizzare tutti all’isola in sè.

Le opinioni, si sa, devono essere espresse sulla base di ciò che si conosce e sulle proprie competenze, altrimenti è un riportare frasi sentite da altri. Io, per studi, competenze, esperienze e capacità sono consapevole di poter esprimere considerazioni anche forti sulla comunicazione, sulla mia isola (che conosco da sempre e racconto più di un decennio) e sull’educazione (anche e soprattutto ambientale).

E come sempre, io sono qui, pronta a collaborare per mettere a sistema le conoscenze, per cercare di dare quella spinta giusta all’isola per far sì che possa, finalmente, svoltare. E nella mia singolare visione delle cose, sono sempre all’opera in tal senso.

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