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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Alla ricerca del giusto modo di “presentarsi a sé”

Douglas_Adams_s_Dirk_Gently_set_for_US_TV_seriesVoi credete nelle coincidenze? Io sì, sempre. Niente capita per caso, tutto è collegato. E’ una visione holistic che mi si è acuita con gli anni e dopo la lettura di alcuni romanzi SciFi. Ma è così. Certo, razionalmente potremmo dire che non c’è sempre una sfumatura da cogliere e da poter collegare con altri elementi che creano un sistema… potremmo….

Ma oggi (24 agosto) mi è capitata una cosa in pieno stile “Gently” (riferimento ad un personaggio di una saga di Douglas Adams): stamattina ho letto un articolo apparso su “The Guardian” riguardo la difficoltà che tutti noi incontriamo nell’iniziare una mail. Che tono usare? Gentile, distaccato, amichevole, ammiccante…. una giungla nella quale doversi orientare per non offendere o non invadere il destinatario con il proprio “io”.

E mi sono ritrovata a pensare alle difficoltà che ho io nell’impostare una lettera, nelle pause e nei “backspace” che premo per correggere e riscrivere. Poi ho pensato: e se qualcuno volesse scrivermi? A posizioni inverse, come sarebbe la storia? Un pensiero strano che ho poi lasciato cadere anche perchè pensavo a quale titolo o specifica far riferimento parlando di me, ma non ne uscivo…

Poi in serata leggo un comunicato stampa con una piccola biografia a piè di pagina che inquadra una delle protagoniste e penso che ho davvero sueprato l’età per certe impostazioni, o forse non l’ho mai avuta. Elencare anni e titoli sarebbe faintendibile, come se mi volessi “sparare le pose” quando non è così. Non lo è mai stato.

E allora come risolvo? uhm… per esperienza ho compreso che il titolo maggiore acquisito elimina d’ufficio il precedente… ok… quindi… ehm….  no, nemmeno così me ne esco. E come fare?

Non ho un inquadramento ben definito, non ho titoli o medagliette sciocche (holè) non ne ho bisogno, ho me stessa e la mia storia, la mia esperienza.

Beh, credo basti. Anzi deve bastare per ora!

Il presentarsi è sempre un argomento da trattare con le pinze perchè non si sa mai cosa dire. L’imbarazzo quando qualcuno che non mi conosce bene prova nel dovermi presentare ad una terza persona è tangibile. Alla fine c’è una minimizzazione estrema che ferisce. Perchè poi, nello stretto come si suol dire, vien fuori la vera etichetta che qualcuno ti ha affibbiato, e spesso fa riflettere.

“Ciao, conosci Maria? Lei è… sì diciamo… cioè…  ma come non conosci Maria?” E io rimedio con una battuta per stemperare, cosa che lascia interdetto l’interlocutore. Ma pazienza.

Certo, spesso almeno sull’isola è il mio nome e il mio cognome a collocarmi nel giusto riquadro sociale, ma non sempre funziona, non sempre va.

Cosa fare quindi? Niente… potrei usare le presentazoni che mi vengono fatte come metro per giudicare chi mi vuol bene e chi no…  un’arma sociale…

In fondo cosa è una presentazione se non una costruzione sociale? L’importante è essere sé stessi e lavorare facendo il mestiere che si è sempre sognati di fare, anche se è dura da far capire agli altri, è dura vincere la concorrenza spietata di tutto un mondo che spesso molti che hanno una determinata categoria ben definita nelle proprie presentazioni, non vede.

Ma dove c’è gusto non c’è perdenza. Mai. E’ la mia vita, è la fortuna e la consapevolezza di poter condividere il mio mondo con amici veri, che sanno come presentarti.

L’incontrollabile bisogno di scrivere

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Una Risposta

  1. verissimo, è un terreno scivoloso

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