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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

S.Alessandro – 35ma full edition

35ma edizione del corteo storico di S.Alessandro. Quest’anno come non mai, ne ho seguito ogni incontro, ne ho tracciato i contorni seguendo i preparativi, le storie che si celano dietro questi abiti e questo grande mondo che parte dal piccolo borgo di S.Alessandro. Ho ritrovato amici, storie nelle storie, la mia eredità culturale. Tante belle cose. E ho trovato persone che mi hanno aperto il loro cuore. A chi mi ha permesso di fare ciò e a chi mi ha accolto, GRAZIE

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Ben più di una statua lignea. Decisamente

Sono iniziati questa mattina i solenni festeggiamenti in onore di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono dell’isola d’Ischia. Come in tutte le cose, non vi è un cambio generazionale forte. Si vede dalle persone presenti in chiesa. Poche rispetto alle folle che ricordavo da bambina quando vi andavo con nonni. Poche rispetta a qualche anno fa.

L’attesa per l’intronizzazione della statua lignea è sempre tanta, però. E negli occhi delle persone vedi che non è solo un riflesso essere presente lì. C’è qualcosa che, osservandolo dall’esterno, va al dilà dell’identificazione di una sorte di fede o credenza religiosa. E’ un rito. I riti umani vanno oltre le convenzioni di questa o quella religione. I riti uniscono. Creano “società”.

Osservare questi eventi dall’esterno è sempre bello ed è sempre spunto di riflessioni, perchè in fin dei conti, forse, anche io ero lì per assistere al rito. Ed è da questi elementi (ripeto che non devono essere etichettati) che creano un insieme, che Ischia deve ripartire.

Non intendo certo che sia possibile farlo riscoprendo la religiosità (di qualsiasi tipo), sarebbe una consierazione non mia, ammetto non ho una forte base per potermi addentrare in un discorso del genere, ma la mia attenzione va oltre, va sulla opportunità di riscoperta, facendo leva su uno spirito di unione e un riconoscersi in determinati “assi” che si sta davvero perdendo. E ne soffre l’intera società.

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Alla ricerca del giusto modo di “presentarsi a sé”

Douglas_Adams_s_Dirk_Gently_set_for_US_TV_seriesVoi credete nelle coincidenze? Io sì, sempre. Niente capita per caso, tutto è collegato. E’ una visione holistic che mi si è acuita con gli anni e dopo la lettura di alcuni romanzi SciFi. Ma è così. Certo, razionalmente potremmo dire che non c’è sempre una sfumatura da cogliere e da poter collegare con altri elementi che creano un sistema… potremmo….

Ma oggi (24 agosto) mi è capitata una cosa in pieno stile “Gently” (riferimento ad un personaggio di una saga di Douglas Adams): stamattina ho letto un articolo apparso su “The Guardian” riguardo la difficoltà che tutti noi incontriamo nell’iniziare una mail. Che tono usare? Gentile, distaccato, amichevole, ammiccante…. una giungla nella quale doversi orientare per non offendere o non invadere il destinatario con il proprio “io”.

E mi sono ritrovata a pensare alle difficoltà che ho io nell’impostare una lettera, nelle pause e nei “backspace” che premo per correggere e riscrivere. Poi ho pensato: e se qualcuno volesse scrivermi? A posizioni inverse, come sarebbe la storia? Un pensiero strano che ho poi lasciato cadere anche perchè pensavo a quale titolo o specifica far riferimento parlando di me, ma non ne uscivo…

Poi in serata leggo un comunicato stampa con una piccola biografia a piè di pagina che inquadra una delle protagoniste e penso che ho davvero sueprato l’età per certe impostazioni, o forse non l’ho mai avuta. Elencare anni e titoli sarebbe faintendibile, come se mi volessi “sparare le pose” quando non è così. Non lo è mai stato.

E allora come risolvo? uhm… per esperienza ho compreso che il titolo maggiore acquisito elimina d’ufficio il precedente… ok… quindi… ehm….  no, nemmeno così me ne esco. E come fare?

Non ho un inquadramento ben definito, non ho titoli o medagliette sciocche (holè) non ne ho bisogno, ho me stessa e la mia storia, la mia esperienza.

Beh, credo basti. Anzi deve bastare per ora!

Il presentarsi è sempre un argomento da trattare con le pinze perchè non si sa mai cosa dire. L’imbarazzo quando qualcuno che non mi conosce bene prova nel dovermi presentare ad una terza persona è tangibile. Alla fine c’è una minimizzazione estrema che ferisce. Perchè poi, nello stretto come si suol dire, vien fuori la vera etichetta che qualcuno ti ha affibbiato, e spesso fa riflettere.

“Ciao, conosci Maria? Lei è… sì diciamo… cioè…  ma come non conosci Maria?” E io rimedio con una battuta per stemperare, cosa che lascia interdetto l’interlocutore. Ma pazienza.

Certo, spesso almeno sull’isola è il mio nome e il mio cognome a collocarmi nel giusto riquadro sociale, ma non sempre funziona, non sempre va.

Cosa fare quindi? Niente… potrei usare le presentazoni che mi vengono fatte come metro per giudicare chi mi vuol bene e chi no…  un’arma sociale…

In fondo cosa è una presentazione se non una costruzione sociale? L’importante è essere sé stessi e lavorare facendo il mestiere che si è sempre sognati di fare, anche se è dura da far capire agli altri, è dura vincere la concorrenza spietata di tutto un mondo che spesso molti che hanno una determinata categoria ben definita nelle proprie presentazioni, non vede.

Ma dove c’è gusto non c’è perdenza. Mai. E’ la mia vita, è la fortuna e la consapevolezza di poter condividere il mio mondo con amici veri, che sanno come presentarti.

L’incontrollabile bisogno di scrivere

Nirvana e Sergi: in kayak per salvare il nostro mare

E’ in missione per conto della natura. Chi? Sergi Rodriguez Basoli. Le sue armi? Un kayak. Il suo compagno di avventura? Nirvana, la sua amica a quattro zampe che ha incontrato in Sardegna e che viaggia con lui. E sono arrivati ad Ischia.

Sergi Rodríguez Basoli, ha 31 anni ed è nato a Barcellona, è un ingegnere meccanico specializzato nel settore delle energie sostenibili. Il suo il sogno in via di realizzazione è proprio quello di raggiungere le coste di 25 paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a bordo del suo kayak, al fine di sensibilizzare le persone sulla necessità di evitare che il mare raggiunga uno stato più critico, e per contribuire con impegno e responsabilità alla protezione e conservazione delle regioni costiere e marine del Mar Mediterraneo. La distruzione dei nostri mari e degli oceani sembra verificarsi più velocemente rispetto ai progressi che si ottengono nella ricerca scientifica, quindi secondo Basoli aspettare che arrivino i risultati biologici dettagliati risulterà troppo tardi.

Il giovane ambientalista non è nuovo alle avventure in mare: circa cinque anni fa, infatti, ha coperto tutto il perimetro della penisola iberica in kayak, un viaggio di circa sei mesi. Ma questa avventura è molto più impegnativa.

Era il 22 luglio del 2013 quando ha ripreso il mare per raggiungere l’Italia. Ha iniziato con la Sardegna e poi via con tutto il profilo dello stivale italiano, giungendo nel Circeo lo scorso 10 agosto e ora ad Ischia il 19 agosto.

Grazie a questi anni trascorsi nei mari italiani, Sergi parla un italiano pressocchè perfetto e ovunque sbarca si ferma a conversare con i presenti, spiegando il principio della sua grande impresa che è un grido d’amore verso la natura ed il mare che trova sempre più inquinato.

La sua grande opera, infatti, rientra in un grande progetto ambientalista di cui è promotore: Mednet dell’associazione Oceana, una organizzazione non governativa che si occupa di tutelare gli oceani del pianeta e che ha coromame obiettivi a breve quelli di aumentare le superficie delle aree marine protette per preservare gli habitat della flora e della fauna marina. Un progetto valido che Sergi consegna alle autorità nelle nazioni che tocca con la punta del suo kayak, coma ha fatto pochi giorni fa in Italia, quando ha visitato la città di Roma.

Dopo Ischia Sergi continuerà la sua missione fino a raggiungere la Sicilia, e poi proseguire ancora.

Il simpaticissimo ragazzo spagnolo dorme in spiaggia o nei porti che raggiunge, ma spesso trova ospitalità dalle persone che incontra, alcuni si offrono di fargli da “barbiere” altri gli danno da mangiare. Lui con sé ha sempre tante collane con conchiglie che crea durante il viaggio e che spesso rivende in mercatini per recuperare fondi per comprar da mangiare o riparare il kayak (da poco ha dovuto fare un pit stop di manutenzione).

Il suo viaggio è tutto documentato sul suo profilo facebook “Rumbo Medteraneo” e sul blog che scrive ogni giorno, contando i giorni di questa mitica avventura. Le foto che condivide con i suoi tanti fan raccontano le bellezze del Mediterraneo, ma anche l’inquinamento che imperversa un po’ ovunque, tra arenili pieni di immondizia e mare sporco. Il suo diario di viaggio dovrebbe essere mostrato a tutti, per risvegliare una coscienza civile troppo sopita.

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Wellington boots e ombrello: Ischia under the rain

smileischiaAvendo a che fare quoitidianamente in via diretta o indiretta con turisti di ogni nazionalità ed età, in questi giorni con un meteo così instabile torna alla ribalta un argometno molto, ma molto difficile e spinoso, che nessuno affronta. Cosa si fa a Ischia se sono un turista e piove (o pioviggina)?

Quando chiunque pone questa domanda la faccia dell’interlocutore si trasforma in un grande, grandissimo punto di domanda. Eh sì, cosa si può fare sulla nostra isola se si è turisti?

Esaminiamo il “come muoversi

Piove, a piedi o si indossano stivali da pioggia ed impermeabile o meglio evitare perchè non vi sono lunghi porticati o luoghi dove potersi riparare di tanto in tanto. Optiamo per il trasporto pubblico? Senza pensiline è come stare in piedi ad attendere l’autobus (che passa spesso ad orari irregolari, e con la pioggia ed il traffico che si moltiplica si vanno sempre più radi) vestiti sotto la doccia che scorre, senza contare le auto che passano non curanti e schizzano acqua e melma. Cosa ci rimane? Il taxi o il noleggio auto. Passeremo le ore di vacanza imbottigliati nel traffico.

Esaminiamo le opzioni “al coperto” (riuscendo a raggiungerle) (non me ne vogliate se tralascio qualche punto di interesse)

Comune di Ischia. Viene da citare in primis il Castello Aragonese, ma il 90% della struttura è all’aperto e piove. Poi c’è il museo del Mare (opzione valida) le chiese (di giorno sono aperte a seconda delle funzioni, alla sera se rientrano nel progetto “chiese aperte” le trovate fruibili), basta.

Comune di Casamicciola Terme. Allora piove, quindi le passeggiate ai belvedere sono offlimits, come anche l’andar per sentieri su per i boschi. Cosa c’è qui da vedere oltre le chiese (idem come prima per gli orari) e l’osservatorio geofisico (di cui ignoro gli orari)? Nulla, credo.

Comune di Lacco Ameno. Le chiese (ad orario di funzione). Il Museo di Villa Arbusto aperto in orari ristrettissimi, tanto ristretti da far desistere tutti dal provare ad avvicinarsi al sito. Basta. Ci sarebbero i bellissimi scavi di Santa Restituta, ma sono chiusi. Niente passeggiata sul lungomare. Piove.

Comune di Forio. Le chiese (idem orari). Il Torrione per le mostre negli orari indicati. Basta. Niente passeggiate in riva al mare, o panorami da sbirciare. Piove. Anche la visita ai giardini botanici (entrambi presenti a Forio) con la pioggia, essendo quasi totalmente all’aperto, non sarebbe indicata.

Comune di Serrara Fontana. Le chiese (idem orari) e basta. Niente passeggiata a Sant’Angelo o fermata panoramica nei vari belvedere. Piove.

Comune di Barano d’Ischia. Le chiese (idem orari) e basta.

Quindi, se siete un turista che ha solo poche ore da trascorrere sull’isola e piove, che fareste? Certo dipende dall’intensità della pioggia, dallo stato delle strade e dalle temperature, ma le osservazioni che vi ho riportato sono quelle che mi ritrovo sempre a constatare ogni qualvolta piove e un turista mi chiede cosa poter fare.

Parlare di destagionalizzazione del turismo è un conto (ho letto uno stupidissimo post di una blogger che raccontava di un’isola d’Ischia che d’estate era abitata e di inverno no, con la maggior parte dei residenti che emigrano per mesi in altre nazioni per lavorare… uno scenario secondo me un po’ datato…) creare prima le infrastrutture, i servizi e l’offerta e poi parlare di turismo 365 giorni l’anno è un altro.

Passeggiare sotto la pioggia può essere bello, divertente, ma in queste determinate condizioni. E’ come nella foto che ho inserito in questo post: scorpire Ischia sotto la pioggia può essere interessante, ma bisogna costruire e offrire.

Ognuno dia il suo contributo, ognuno cerchi di far crescere il sistema Ischia, come isola. Svegliamoci tutti.