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Con l’itaGliano non si scherza

teaQuando una persona legge, interpreta. Leggere non è una abilità standard uguale per tutti. Leggere è un modo di interpretare la realtà che in quel momento viene creata davanti agli occhi lettera dopo lettera. Il potere della lettura, il “transforming reading” la magia e la forza violenta dell’immagine ricreata dalla parola letta è ben chiaro se richiamiamo alla mente la similitudine della formula magica che se letta diventa “attiva”. E così funziona la lettura: leggiamo, la parola diventa viva, diventa significato e noi la elaboriamo calandola nel contesto, nel senso proprio del passo che stiamo leggendo, il nostro cervello la trasforma in immagine 3D e creiamo il logico flusso di senso. Capiamo. Comprendiamo. Ci relazioniamo col testo e il suo significato. Importante è, quindi, cercare di scrivere al meglio, evitare possibili fraintendimenti, limare possibili incomprensioni, rileggere allo sfinimento. Scrivere un testo che si sa, di default, che sarà letto da persone ferrate sull’argomento (diciamo settoriale) è un conto. Ma cosa succede quando si scrive in “mainstream”? Certo scrivere un blog (come questo) è diverso, è fuori da ogni logica rigorosa (mi rendo conto di cambiare registro forse fin troppo spesso). Qui si è liberi di scrivere di getto quel che si pensa, le proprie opinioni, i propri “se” e i propri “ma” quindi non è da prendere da esempio. Ma non del tutto. C’è comunque una scelta diversa di parole e tempi rispetto all’argomento trattato. E’ inevitbile modulare il livello di italiano a seconda del lettore ideale che lo scrittore ha in mente, o se il tema è importante, per assicurarsi la corretta ricezione del messaggio l’italiano viene abbassato al livello “simple” per arrivare a tutti. L’italiano è pieno di sfumature, è difficile da “maneggiare” è complesso ed antico. Certo, come in ogni cosa, con l’italiano non si scherza. Con le tematiche nemmeno. Ma bisogna anche essere bravi a calibrare.

Chi legge è chi scrive. Il passo da compiere è questo.

(evito in questo post di considerare l’italiano che traduce in “modo professionale” in inglese, oggi ho avuto modo di leggere una guida distribuita sull’isola d’Ischia in due lingue e, senza mezzi termini, è ridicola – dedicherò un post a ciò più in là con una raccolta di strafalcioni commessi da chi, poi, punta il dito su chi magari inserisce una virgola in un punto sbagliato)

[io intanto, dalla mia trincea che difendo con ogni mezzo possibile ogni giorno, osservo e, nel frattempo, bevo un tea]

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4 Risposte

  1. Vero quello che dici ma alcune cose la vedo diversamente. Quando si scrive occorre sì sforzarsi di essere il più comprensibile possibile ma non bisogna però assecondare troppo il nostro “lettore possibile” perché quello che scriviamo verrà interpretato a strati, ogni lettore personalmente costruirà il suo letto e la magia per chi scrive è scoprire interpretazioni del suo scritto che lui stesso non immaginava (chissà cosa penserebbe Dante leggendo volumi e volumi di critica dantesca? ). Poi infine, il testo deve anche essere musicale, intendo che deve scorrere armonioso, incantarci come una canzone, cioè non solo per il contenuto ma anche per la struttura che deve suonare. 🙂

    • Concordo pienamente, sono aspetti e linee da seguire nelle diverse forme della scrittura. Ma, come dicevo, dipende molto da ciò che si scrive, dallo stile del prodotto finale, dividendo l’informativo (che è il mio stile predominante per lavoro) dallo scrivere “altro”. Per il resto sono d’accordissimo. 🙂

  2. e intanto ci facciamo un “feteco tanto”….

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