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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Con l’itaGliano non si scherza

teaQuando una persona legge, interpreta. Leggere non è una abilità standard uguale per tutti. Leggere è un modo di interpretare la realtà che in quel momento viene creata davanti agli occhi lettera dopo lettera. Il potere della lettura, il “transforming reading” la magia e la forza violenta dell’immagine ricreata dalla parola letta è ben chiaro se richiamiamo alla mente la similitudine della formula magica che se letta diventa “attiva”. E così funziona la lettura: leggiamo, la parola diventa viva, diventa significato e noi la elaboriamo calandola nel contesto, nel senso proprio del passo che stiamo leggendo, il nostro cervello la trasforma in immagine 3D e creiamo il logico flusso di senso. Capiamo. Comprendiamo. Ci relazioniamo col testo e il suo significato. Importante è, quindi, cercare di scrivere al meglio, evitare possibili fraintendimenti, limare possibili incomprensioni, rileggere allo sfinimento. Scrivere un testo che si sa, di default, che sarà letto da persone ferrate sull’argomento (diciamo settoriale) è un conto. Ma cosa succede quando si scrive in “mainstream”? Certo scrivere un blog (come questo) è diverso, è fuori da ogni logica rigorosa (mi rendo conto di cambiare registro forse fin troppo spesso). Qui si è liberi di scrivere di getto quel che si pensa, le proprie opinioni, i propri “se” e i propri “ma” quindi non è da prendere da esempio. Ma non del tutto. C’è comunque una scelta diversa di parole e tempi rispetto all’argomento trattato. E’ inevitbile modulare il livello di italiano a seconda del lettore ideale che lo scrittore ha in mente, o se il tema è importante, per assicurarsi la corretta ricezione del messaggio l’italiano viene abbassato al livello “simple” per arrivare a tutti. L’italiano è pieno di sfumature, è difficile da “maneggiare” è complesso ed antico. Certo, come in ogni cosa, con l’italiano non si scherza. Con le tematiche nemmeno. Ma bisogna anche essere bravi a calibrare.

Chi legge è chi scrive. Il passo da compiere è questo.

(evito in questo post di considerare l’italiano che traduce in “modo professionale” in inglese, oggi ho avuto modo di leggere una guida distribuita sull’isola d’Ischia in due lingue e, senza mezzi termini, è ridicola – dedicherò un post a ciò più in là con una raccolta di strafalcioni commessi da chi, poi, punta il dito su chi magari inserisce una virgola in un punto sbagliato)

[io intanto, dalla mia trincea che difendo con ogni mezzo possibile ogni giorno, osservo e, nel frattempo, bevo un tea]

Diario di un pendolare 102 – ritorno

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affollatissimi aliscafi, code lunghe. estate. e menomale rientro!

Diario di un pendolare 102 – andata

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giovedì di fine luglio. Forse é abitudine, ma forse anche no.. fatto sta che l’aria non e’ piu’ ferma immobile, ma c’e’ un po’ di vento, caldino, ma c’e’. E a bordo l’aria gelida a 16 gradi raffredda le sudate vesti in una criogenia della durata di 50 minuti. Forza che forse e’ l’ultimo giorno di pendolaresimo per questa estate… poi si rientra a settembre… almeno in teoria…

Dati e ancora dati.

Un conto è leggerli, un altro è interpretarli. Un altro ancora è essere tra chi li crea. Amo il mio lavoro

Explaining news

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Diario di un pendolare 101 – ritorno

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ritorno torrido 🙂 e vabbe’

Diario di un pendolare 101 – andata

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partire presto, sentire lo stesso calore di mezzogiorno gia’ dalle 7.00 buongiorno afa, buongiorno sudore.

Diario di un pendolare 100 – ritorno

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Calura estiva afosa e umida. A Napoli si boccheggia, solo a pensare si suda. Rientro in pieno sole. Con tante cose da fare. Tra cui bere tanta acqua e mangiare. Buon pomeriggio.