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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI
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Essere un THINK TANK solitario

outbound-and-inbound-marketing-working-togetherE’ assurdo come chi più sponsorizzi il voler lavorare in squadra, poi approfitti e cerchi di emergere, con le classiche corse in avanti.

E’ ancora più assurdo come si trovino sempre persone che restano fregate, che pur sapendo l’alto rischio, lo corrono lo stesso, facendo poi andare avatni l’altro e restando in panchina, al palo.

Non essere ben classificabili per le proprie troppe competenze e passioni è un qualcosa di indecifrabile. Essere a contatto col mondo, pure.

Essere una risora o essere una “mazzata”. Due poli opposti di un pensieri che si cotruisce e ruota attorno a persone che poi non hanno dove collocarsi.

E se da un lato si viene cercati e ricercati, dall’altro si viene anche “panchianti”. E’ questione di ritmi, di congiunture, di quadrature di cerchi che non vengono mai affinate.

 

Restare in un sospeso, che di caffè ha ben poco. Cercare di impegnarsi in qualcosa, sentire di essere importanti per un fine comune, per portare avanti un progetto che si vuole far crescere, con passione e impegno, senza richiuderlo nel cassetto, senza che venga il solito a fare la corsa in avanti, a prendere tutto e andare via.

Certo, succede sempre, è onevitabile. C’è chi vince e chi resta calpestato. Chi si arrende e chi si rialza e continua, facendo storia a sé. Facendo valere le proprie ragioni, sgomitando per quel posto che sembrava essere proprio, ma che evidentemente non lo era.

“Non fatevi mai rinchiudere i vostri sogni in un sacchetto di plastica” ovvio, è così. Bisogna, anche da soli, avere la forza di lottare e andare avanti. Finchè si può. Cercando di trovare lungo la strada amici veri con i quali condividere. Certo è che chi è finto, si elimina da solo.

L’importante è andare avanti.

Ricavarsi da soli i propri spazi. Mantenerli. Sbattere i pugni su un tavolo. Si deve crescere. Non si smette mai.

Ho aperto il cassetto dei sogni, visto che le opzioni si assottigliano. Andiamo.

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Diario di un pendolare 51 – ritorno

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Ritorna in auge l’AnnamariaLauro, il grande monocarena della flotta. velocissima meraviglia. Con anche il “parquette” lucidato.
Ed e’ pieno, ripieno di persone che viaggiano verso Ischia. Valigie, borsoni, tanta roba a bordo. Vacanze. Primavera tarda e calda. La sera fredda. Siamo pronti per le festivita’.

Diario di un pendolare 51 – andata

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Tantissime persone partono aalle 7.10 e’ un dato di fatto. Aliscafo pienissimo, tempo sereno, cielo ancora “notturino”.
Una giornata iniziata presto che finira’ non so quando. Ultimo giorno da pendolare prima delle vacanze di Pasqua.
A dopo.

Diariodi un pendolare 50 – ritorno

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avere la batteria a terra dopo una lunga giornata fuori e non aaver colcolato bene i tempi per la ricarica porta a non poter scrivere da bordo il diario del riitorno.
Come sunto, ora, posso dire che viaggiare su un catamarano con il mare di risacca e’ sempre un effetto molto caratteristico. A trattti ci si sente come Captain Sparrow dei Pirati dei Caraibi 🙂