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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Diario di un pendolare 64 – ritorno

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Un ritorno in mio stile, piooggia, vento, scomodità, mare mosso e traghetto affollato. Non mi faccio mai mancare niente. Aliscafi sospesi, leggendo i siti internet ho scoperto anche nuove simbologie cromatiche, il giallo per la corsa in attesa di conferma (alilauro) e il celeste per la corsanon effettuata (medmar)
intanto rientro ora, alle 18 lascia gli ormeggi invece che alle 17.30. solo 30min di ritardo. credevo peggio.
Isola, aspettami.

Diario di un pendolare 64 – andata

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Martedì, piove ancora, piove da ieri. E l’aria e’ freddina… ritornano i maglioncini, le scarpe “da pioggia” e l’mbrello medio piccolo. Insomma, questo fine aprile e’ carico di devozione. Speriamo in un maggio migliore!
E i passeggeri bagnaticci che salgono, sventolando ombrelli grondanti, non migliorano il tutto!

Diario di un pendolare 63 – ritorno

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Pioveva in un modo assurdo stamattina. Ora per il rietro no, ma l’aria e’ fresca. un ritorno sonnacchioso, arrivero’ al comune limitrofo dopo una sosta all’isola accanto. piu’ di un’ora di viaggio. Buon lunedì

Diariodi un pendolare 63 – andata

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Lunedì di pioggia, dopo una domenica soleggiata ma fresca. Meteo bizzarro. L’aliscafo piu’ che pieno fa capire che siamo ormaai nella stagione estiva, con turisti e pendolari settimanali. Buona settimana

Mettere un potenziale a disposizione e vederlo morire

79f6ddb080fc85af92f9e1382d9fea86Non è affatto una questione di prospettive e di entusiasmi. E’ l’osservare oggettivamente ciò che accade. Nei miei tanti hobby che ho scoperto di avere, non avendo una collocazione precisa, un prefisso o un suffisso da apporre al mio nome durante le presentazioni, lo tocco con mano: avere un potenziale naturale, riconosciuto e supportato da studi ed interessi che non riesce ad esprimersi e viene limitato dalle inevitabili strade costruite dalla realtà è un dato di fatto.

E’ tutta una questione di scelte effettuate nel tempo, di fiducia riposta, ma è anche una questione di sensibilità dei “terzi” delle dinamiche che non sono purtroppo date o conosciute.

Proprio ieri ne parlavo con degli amici: l’insiemistica spiega molto, spiega tutto. Ed è vero. Tutti appartengono ad insiemi ben definiti con elementi omogenei che collaborano tra loro perchè si riconoscono.

Cosa accade se, invece, di punto in bianco all’interno di uno si questi insiemi se ne crea un altro?  Facile, gli equilibri saltano, si rimodellano, si ricompongono, ti includono, ti escludono…

Nella vita accade sempre. Mentre si è lì a costruire qualcosa, arriva la svolta e la corsa in avanti per pochi o per uno. Gli altri restano indietro. Ma non dietro le tende a continuare a contribuire, si resta fuori dal nuovo insieme costituito.

Scatta così la pazienza, l’attesa, l’accontentarsi e cercare di produrre il massimo con le proprie forze. Ma poi si arriva a sentire il peso della “panchina” e a vedere il proprio potenziale inutilizzato, incapaci di immetterlo in altri progetti perchè, in fondo, quel progetto era sentito come la propria realizzazione di un sogno condiviso.

Che fare? Il primo consiglio è rendersene conto. Il secondo è avere coraggio. Il terzo è parlare. Il quarto è non abbattersi. Il quinto è credere. Il sesto è rischiare.

Da soli si è inimmaginabilmente forti, e non fa nulla se quell’hub sulla via meno battuta non era fatto per te (certo, bisogna tenersi stretto il proprio). Bisogna continuare sempre a consumarsi le scarpe lungo il cammino della vita, cercare, provare, intestardirsi, ricominciare (sulla base del proprio costrutto) fermarsi, riprendere.

Certo essere testardi e propositivi è difficile, essere sicuri del fatto di avere delle indiscusse potenzailità pure. Io ho spazi per esprimermi, responsabilità (a volte troppo sottili) e, purtroppo, ritmi lavorativi molto veloci che sono difficili da mantenere.

Dipende da me. Vorrei decisamente fare di più. Riconosco nel mio insieme di poter fare di più, di aver fatto di più in passato, di vivere la dematerializzazione inversa in un modo troppo sofferente.

Sono considerazioni che ho fatto a margine di un articolo sul patrimonio artistico italiano che si sta dissolvendo nella noncuranza di tutti. E il parellelismo è stato immediato.

Sono un copywriter – content producer – editor in cerca di titolo, di fissa dimora. Alla mia età il freelancing è insopportabilmente destabilizzante.

Da zero a cento per poi scendere a -92 in una frazione di click fa paura a tutti, ma c’è la differenza di base, ho la fortuna di avere un insieme di base, che non lascerò mai e che non mi lascerà mai cadere.

Ma dopo la constatazione, bisogna passare all’azione. Anche perchè #questaèlamiaterra #lamiatrincea

Diario di un pendolare 62 – ritorno

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Si rientra prima, dopo una giornata di corsa. Caldo, sole,mare limpido. L’aria di vacanza che serve nella controra

Diario di un pendolare 62 – andata

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Giovedì, si viaggia di giovedì. Io che proprio in questo giorno mi sento sempre come Arthur Dent, che proprio di giovedì si sente sempre un po’ “out” non riuscendo a comprenderlo, vado a Napoli, per l’ultima volta per questa lunga settimana (che fa il paio con la settimana scorsa) Il tempo variabile e le lunghe nubi che offuscano il cielo hanno portato alla creazionedi correnti fresche, la sciarpa e’ d’obbligo. L’aliscafo é pieno. Il mare é calmo. Buona giornata.