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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Il Campo PA* che avvolge il “caos trasporti”

DSC_0741Stranezze tutte locali. O forse no. Si fa un gran parlare di caos trasporti, di problemi legati a questo o a quell’orario, vettore, mezzo. Si parla, si scrive, si discute e non si fa realmente nulla. E’ una considerazione reale.

Lo si é sempre visto e non mi stancherò mai di ripeterlo: purtroppo per la maggior parte degli isolani, c’e’ uno scollamento negativamente accentuato tra il mondo deii trasporti e la vita reale. Sembra quasi che il problema non sia di nessuno, che le persone protestino per motivi diversi e non per il bene comune. Sentire propria una problematica fondamentale come quella dei trasporti deve condurre ad azioni di massa, efficaci e produttive. Ho sempre visto la comunità procidana sempre molto più compatta. Ed é assolutamente vero: compatti, uniti tra loro protestano per una eventuale soppressione di una corsa, riportandola in essere, reclamano a gran voce i propri diritti, li esigono.

E noi? Sparuti gruppi di persone che si sono costruite il titolo di rappresentanti dei pendolari, siedono a volte a tavoli politici non pratici. Si accettano le soluzioni colate dall’alto senza parlare e sedendosi di fianco al politico di turno che promette e fa sentire importanti quegli stessi soggetti che, soli, camminano verso non si sa dove.

Manifestare é un conto, passeggiare per un paio di ore su una delle arterie principali, con gruppi di studenti ne é un altro, ma proporre soluzioni concrete, leggere a fondo le convenzioni, i regolamenti, conoscere sulla propria pelle cosa significa non avere un mezzo che collega con la terraferma per ore ed essere costretti a compiere giri inimmaginabili e modellare una vita su determinati limiti, é un mondo che pochi conoscono, pochi vogliono conoscere.

Si tende ad essere egoisti, é vero. Come in ogni cosa si crede di avere la presunzione che la propria situazione sia, magari, più seria di quella di un altro. Ecco, si sbaglia.

La questione dei trasporti, qualunque essi siano, é di vitale importanza per tutti: dipendiamo dal mare (in ingresso ed in uscita) dipendiamo dalle strade (vogliamo parlare di turismo ed ecologia?) dipendiamo da noi stessi, non dal politico di turno che passa come la marea, che non lascia un segno, che scompare con facilità.

Quando i reali protagonisti del mondo isolano dei trasporti scenderanno in campo (parlo dei viaggiatori) allora davvero cambierà qualcosa, davvero si potrà avere un peso.

Il punto é questo, cioé é anche questo. Avere le persone giuste al posto giusto. Persone dal ruolo condiviso ericonosciuto da tutti. Ora non ve ne sono. Ora siamo ancora nella fase delle urla, dei particolarismo, delle corse in avanti singole. Non siamo nell’ottica della concertazione. Anche il nuovo comitato per la mobilità e continuità territoriale non riesce a procedere, non ha un volto riconoscibile. Deve crescere. a lo deve fare in fretta.

Ecco, un rinnovamento potrebbe essere una chiave di lettura. Trovare figure che conoscono il problema, il mondo politico, il mondo dei trasporti… persone che sanno fare lobby. Che é una cosa molto positiva quando fatta per il bene comune senza interessi.

Io ho sempre vissuto in prima persona tutti i pro e i contro dei trasporti isolani: dagli autobus al mare, conosco ogni piega del sistema, ogni rigo delle documentazioni prodotte. E so che ad oggi non andremo avanti se non si trova una figura che possa interloquire, una figura apolitica che conosca i problemi e che cerchi di portare soluzioni possibili senza chinare il capo, mettendoci la faccia, non avendo timore di ritorsioni.

 

Io nella causa trasporti ci credo, scenderei anche in campo. Fatelo tutti.

 

* Il Campo PA (Problema Altrui) è assai più semplice ed efficace, inoltre può funzionare per più di un secolo con una sola pila per torcia elettrica. Questo perché sfrutta la naturale tendenza della gente a non vedere ciò che non vuole vedere, che non si aspetta o che non è in grado di spiegarsi.

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