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Ischia e l’autoreferenzialità che schiaccia

IMG_20141127_081659Aver avuto la fortuna di aver ereditato una strada già spianata da chi davvero si è prodigato per costruire una determinata immagine dell’isola, non è sinonimo di “inerzia” e non comporta il “dormire sugli allori” (che mi sembra si siano estinti, nella loro sub specie ischitana, circa 40 anni fa).

Se a dirlo sono persone “altre” non isolane, allora va bene, si incassa il colpo, alcune elité iniziano a starnazzare e farsi paladini del rinnovo.

Se a dirlo sono isolani, si hanno interessi dietro o è solo malumore.

Ma siamo nel 2014, quasi 2015. Abbiamo connessioni ed interconnessioni a portata di mano sempre. In poche schermate possiamo entrare in contatto con l’latra parte del mondo e renderci conto dell’andamento di alcune tendenze globali, possiamo scovare particolarità, studiare e comprendere in anticipo coem saranno le mode future in ambito turistico… insomma ognuno di noi può giocare la propria carta, mettere in pratica il proprio talento.

Si può fare, per dirla alla Gene Wilder. Basta volerlo e crederci.

Certo, ci si ritrova soli perchè non si hanno molti “temerari” che decidono di esporsi, di cercare di portare avanti azioni che possano andare verso un che di positivo.

Diciamocela tutta: Ischia ha una autoreferenzailità che la sta schiacciando. Non che non abbia le qualità o le carte giuste, ma è una autoreferenzialità troppo spesso altezzosa, che crea distacco, disincanto e scoraggia la partecipazione collettiva.

I piccoli “inner circle” sono sempre più evidenti passeggiando qua e là tra i comuni isolani. Piccoli, miopi circoli specialisti autoproclamati che, in fin dei conti, allontanano dalla scena chi magari avrebbe qualcosa da dire. Non c’è niente da fare, siamo (sono) sempre più provinciali.

Non è puntando il dito che si cresce, non è creando piccoli spot che si va avanti. Bisogna trovare quell’HUB sulla via meno battuta  (cit.). Se si è volenterosi, si può essere quell’HUB per chi vuole far qualcosa ma non ci riesce.

Non è affatto difficile, ma ci vuole pazienza, concretezza, volontà e la capacità di trovare almeno una persona che condivida l’idea e ne compensi le parti mancanti.

In anni di conferenze e di studi, uno degli aspetti che fa da comune denominatore quando si parla di Ischia e della sua immagine è l’ottica interna e chiusa che si assume. Si guarda solo all’interno. Certo, bisogna conoscere ed amare il territorio sotto ogni suo aspetto per essere poi in grado di stabilirsi sul mercato del mondo. Ma c’è bisogno anche di guardare oltre il proprio naso.

Elementare “benchmarking”: Metodo di esame comparativo tra i risultati di un’azienda e quelli delle imprese in migliore posizione. Uno stato dell’arte comparato.

Che potrebbe portare alla composizione di un elementarissimo “blueprint territoriale”.

Solo chi conosce bene le potenzialità di un luogo, può compararle con l’esterno e comprendere le curve di andamento.

Strumenti elementari per chi mastica un po’ di marketing, la cui realizzazione, però, comporta l’impiego di veri studiosi sensienti (non improvvisati appassionati della domenica).

E si dovrebbe iniziare a coltivare le idee che si hanno, a condividerle e farle crescere. Gli eventi spot, di vetrina, di passerella anzi, non servono se poi non si ha una continuità, una traccia. Un calpestio sommesso che possa far da guida.

Guardiamo oltre, ma non per criticare o per invidia. Guardiamo per andare avanti, per cercare di comprendere i segreti di chi si è posizionato meglio di noi nel ranking turistico (e non solo) e cerchiamo di modellare possibili soluzioni al profilo unico della nostra isola.

Comparare, analizzare, elaborare.

Ma forse, dal torpore, non ci si vuol svegliare, si vuole restare così, arroccati nelle proprie roccaforti erose dagli agenti atmosferici, quell’elemento di sfida e di motivazione che  forse manca.

pan

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