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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Sentirsi liberi

lutherBisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, perché è un male pericoloso e contagioso.

Pierre Abélard, Lettere a Eloisa, XII sec.

L’incontrollabile bisogno di scrivere è una libertà che pochi possono vantare di avere. Pochi si rendono conto della fortuna che si ha nel poter scrivere, nel saperlo fare e rendere un servizio alla comunità. Non si scrive solo per sè stessi, le notizie, come le idee, non sono solo di chi le scrive, ma soprattutto di chi le legge e le mette in pratica.

Scrivere di qualsivoglia argomento in piena libertà, non accampando ipotesi ed idee generiche, ma portando fatti e documenti alla pubblica attenzione è la fortuna di chi scrive con passione.

Dire, semplicisticamente, “ti piace scrivere” è riduttivo, si può fare un sorrisino in risposta e dire “sì”, ma la risposta è molto più profonda, più vera ed autobiografica.

Scrivere mette a nudo ciò che si è. E lo fa solo se chi scrive lo fa per passione e per amore. Non si può essere mercenari della scrittura, rincorrere il potente di turno o chi detiene la borsa con i soldi e credere di saper scrivere.

Non c’è titolo che tenga… fregiarsi di possedere titoli acquisiti per meri scopi “guadagnistici” non porta da nessuna parte. E le persone se ne accorgono, i lettori si spostano, le porte si chiudono.

Se l’amore è vero e sincero, l’incontrollabile bisogno di scrivere ti porta a conoscere altre persone che condividono questo concetto. E si forma pian piano un rapporto di amicizia, un senso di famiglia che va oltre tutto, una fiducia che non si può scalfire, trasversale e continua.

Chi ha la fortuna di avere “la malattia dello scrivere” per dirla alla Abelardo vive sereno, felice e soddisfatto se ha la forza mentale e fisica di seguire la giusta strada illuminata dalla propria passione.

Non c’è vaccino, non c’è cura. Ed è la malattia più bella che potessi mai avere.

 

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