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L’EUROFESTIVAL, l’Italia, la Rai e….

«Immaginatevi una grande festa dove ognuno porta la sua musica, nella lingua che preferisce. Una festa nella quale per entrare serve la tessera del club del quale tutti fanno parte. E tutti vogliono entrare alla festa, perchè ci sono ottantamila persone che guardano sotto al palco. E altre quattrocentomilioni che partecipano “virtualmente”, davanti alla tv, in diretta. In contemporanea. In tutta Europa. O meglio, in tutti i paesi che partecipano alla festa. C’è un vincitore, votato dal pubblico a casa, ma non è quello che conta. Conta esserci, portare la propria musica (non importa di quale genere, c’è perfino l’hard rock) e farla vedere all’Europa.
L’Eurofestival, o Eurovision Song Contest, da mezzo secolo è tutto questo e molto di più. Il concorso canoro organizzato dalla Ebu, l’ente cui afferiscono le tv di stato europee (e di qualche altro paese asiatico e africano) è la manifestazione non sportiva più seguita al mondo. Nel 2008 si è tenuta a Belgrado, in Serbia, dove 43 paesi si sono sfidati a suon di canzoni. Ha vinto il russo Dima Bilan, per la prima volta nella storia e dunque, secondo regolamento, nel 2009 la manifestazione sarà ospitata dalla tv russa, a Mosca.
L’Italia non c’era. La Rai fa parte della Ebu ma dal 1998 ha deciso di non partecipare più alla rassegna. Praticamente è l’unico paese europeo a non parteicipare fra quelli aventi diritto eccezion fatta per l’Austria e Monaco (fuori per loro scelta dal 2007 in protesta col sistema di votazioni ma pronte a tornare) e il Lussemburgo (la cui tv pubblica dipende da un’emittente privata belga). Nel 2008 si è iscritta per la prima volta persino la tv di San Marino, per metà finanziata dalla Rai.  Che invece fa la parte della secchiona asociale e resta fuori dalla porta, accontentandosi di Sanremo e dell’Isola dei Famosi.
Motivo? L’Eurofestival non fa abbastanza ascolto. E soprattutto: non sia mai che l’Italia vinca e debba organizzare l’anno dopo (in gran parte a spese proprie) l’edizione successiva. Sul fatto che non faccia ascolto la Rai è smentita dal fatto che nel 1997 – ultima partecipazione – il programma fece 3 milioni andando in onda in seconda serata (il fuso orario con l’Eire obbligò l’Italia allo start alle ore 22.15). Il problema è stato risolto: da qualche anno infatti  l’orario di riferimento sono le 21 centroeuropee e gli altri paesi si adeguano… Quanto alla vittoria  (l’ultima fu nel 1990 con Cutugno) e all’organizzazione a spese del contribuente, non si capisce perchè l’Italia debba essere più contenta che i suoi soldi vengano investiti ne “L’Isola dei famosi”  e simili piuttosto che in una vetrina per giovani talenti. Se poi si pensa che da qualche anno c’è spazio anche per la pubblicità e per tanti spot promozionali “per la promozione turistico-ricettiva” del paese organizzatore tanti quanti sono i paesi in gara….
Manca l’Italia, ci sono gli italiani. E le canzoni in italiano. Nel 2008 ce n’erano tre: Paolo Meneguzzi a rappresentare la Svizzera (che però è il suo paese…), una band di San Marino ed un duo rumeno che cantava in parte in italiano. Più un cantante italiano in gara con una band lettone. E c’era la musica italiana. Alle selezioni di San Marino c’erano fior di cantanti del nostro paese (qualche nome? Spagna, Meg, Patrizia Laquidara, L’Aura, Mietta,  Jalisse e tanti giovani: hanno preferito i MiOdio, una band locale e hanno fatto bene: così l’Italia impara), in Bulgaria c’era Gianni Fiorellino che non ce l’ha fatta per un pelo.
C’è la classifica, dicevamo. Ma chissenefrega. I MioDio sono arrivati ultimi. Ma stanno girando l’Europa con le loro canzoni e prima non se li filava nessuno: dicono che in Italia forse non diffonderanno nemmeno il disco, solo all’estero. L’attore che cantava una sorta gioca jouer spagnolo è arrivato sedicesimo. Ma il suo Chiki Chiki l’hanno ballato tutta l’estate in tutta Europa. L’Italia no. Da noi Eurofestival è una parola vietata. O almeno lo era fino a quando la Carrà nel suo Carràmba non ha cominciato a parlarne. E ad invitare i cantanti.
A novembre in Rai cambia l’aria. Forse la scelta della Raffa nazionale non è un caso.» 

written by ema lombardini for more click
 

 


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