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    Tu stiv 'nziem a nat, je te guardajie/ e primma e da 'o tiemp all'uocchie pe sa nnammurà/ già s'era fatt annanz o core: "A ME, A ME!" .../ o ssaje comm fa o' core quann s'é nnammurat!/ Tu stiv nziem a mme, je te guardav e me ricev:/ "Ma comm sarrà succiess, ch'è frnut? Ma io nun m'arrend, ci voglio pruvà!"/ pò se facette annanze o core e me ricette: "vuò pruvà? E pruov, je me ne vac..."/ o ssaje comm fa o core quann s'è sbagliat...! MASSIMO TROISI

Affari Italiani “spiffera” la formazione di Governo

Affari Italiani ha pubblicato in anteprima la composizione del Governo Berlusconiano… in pieno stile “Totip” all’italiana. Chissà se è vera, se sarà davvero così la compagine che ci governerà a breve.

Lunedì prossimo dovrebbe esserci il Primo Consiglio a Napoli, come promesso, tanto Silvio sarà al San Paolo la domenica prima per il partitone Napoli-Milan, quindi per la formazione ci siamo….

Ecco cosa pubblica Affari Italiani:

Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di cedere al diktat di Alleanza Nazionale. O meglio, dell’ex corrente di Via della Scrofa che fa capo al neo-sindaco di Roma, la Destra Sociale. Gianni Alemanno, forte della conquista del Campidoglio, ha rivendicato per An il dicastero del Welfare, da lui stesso occupato nel caso in cui avesse perso la sfida contro Francesco Rutelli. Ma il tempo ormai stringe e il Cavaliere non può permettersi un’estenuante tira e molla. E così – secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it – si profila un compromesso. Il ministero del Lavoro andrà a un esponente di Forza Italia, Maurizio Sacconi (già vice di Roberto Maroni nella legislatura 2001-2006) o Elio Vito (ex capogruppo azzurro a Montecitorio).

Sistemate le caselle del Welfare e del Guardasigilli, la squadra di governo è praticamente pronta. Confermata la pattuglia di leghisti. Con Umberto Bossi la ‘quadra’ è stata trovata. Roberto Maroni ministro dell’Interno e Luca Zaia all’Agricoltura, sono i due dicasteri con portafoglio che spettano al Carroccio. Poi lo stesso Senatùr ricoprirà il ruolo di responsabile delle Riforme mentre Roberto Calderoli sarà ministro per l’Attuazione del Programma di governo. Confermata l’assenza di vicepremier, con Gianni Letta, fedelissimo del numero uno del Popolo della Libertà, che tornerà ad occupare la poltrona di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Sicuri da giorni Giulio Tremonti all’Economia, Franco Frattini agli Esteri (più Commercio Ue) e Ignazio La Russa alla Difesa. Un altro dicastero di peso per Alleanza Nazionale sono le Infrastrutture-Trasporti, dove andrà Altero Matteoli, con il leghista Roberto Castelli vice. Ma attenzione, perché, molto probabilmente, almeno nella prima fase, il ministero della Salute finirà all’interno delle Infrastrutture, con responsabile un tecnico, il professor Corgneti, anche lui di area An.

La pattuglia femminile inizia con l’azzurra Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, all’Istruzione. Sandro Bondi, che ha lasciato il ruolo nel partito, occuperà la poltrona dei Beni Culturali. Un’altra donna all’Ambiente, quasi certamente Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà. A Forza Italia anche le Attività Produttive con Claudio Scajola. Per completare la lista ci sono poi gli altri ministri senza portafoglio (oltre Bossi e Calderoli). Stefania Prestigiacomo alle Pari Opportunità, Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e Raffaele Fitto agli Affari Regionali.

Restano fuori dal consiglio dei ministri i rappresentanti dei piccoli partiti che hanno aderito al Pdl, ecco perché Berlusconi ha dichiarato di essere stato costretto a dire “molti no dolorosi”. Comunque per Gianfranco Rotondi (Dca), Alessandra Mussolini (Azione Sociale) e Raffaele Lombardo (Mpa) ci saranno incarichi di viceministro o sottosegretario. Dall’ultima bozza non compare Mara Carfagna; a lungo indicata come ministro, prima della Famiglia poi addirittura del Welfare, dovrebbe restare fuori dalla compagine governativa.

Mentre il partito di Gianfranco Fini verrà ‘ricompensato’ con la Giustizia. Salvo colpi di scena, il prossimo Guardasigilli sarà Alfredo Mantovano, uomo molto vicino proprio al sindaco della capitale. Mantovano, nato a Lecce il 14 gennaio 1958, è laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma e soprattutto è un ex magistrato. Dal 1985 fino al 1996, anno del suo primo ingresso alla Camera, ha svolto i ruoli di pretore, pubblico ministero e giudice in numerosi tribunali pugliesi. Una carriera che potrebbe consentirgli un sostanziale via libera da parte dell’Anm, che, al contrario, nei giorni scorsi aveva fortemente osteggiato l’ipotesi di Vito ministro della Giustizia.

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